martedì 12 ottobre 2010

Pace


Riporto di seguito le parole del Premio Nobel per la Pace 2010 Liu Xiaobo all’apertura del processo intentatogli per “incitamento alla sovversione del potere dello Stato”, il 23 dicembre 2009.
Per queste parole, e per la sua vita, ringrazio Liu a nome dell’umanità. E con lui ringrazio Gandhi, e Martin Luther King, e Nelson Mandela, e Aung San Suu Kyi, e tutte le Grandi Anime, famose e sconosciute, che hanno dato la loro vita per scuoterci tutti dal nostro sonno spirituale.
Grazie di ricordarci la nostra dignità di figli di Dio, che ci rende uomini, vivi, veri, liberi e non meccanismi perversi asserviti all’odio e alla paura.

“Il giugno 1989 ha segnato il punto di svolta nella mia vita. Prima, la mia carriera era stata una tranquilla cavalcata dal liceo al dottorato alla cattedra all’Università di Pechino, dov’ero popolare e ben accetto agli allievi. Contemporaneamente ero un intellettuale pubblico.
Negli anni 1980 avevo pubblicato articoli e libri di impatto, ero spesso invitato a parlare qua e là ed ero ospitato come visiting professor in Europa e negli Stati Uniti. Avevo però un impegno con me stesso: vivere con onestà, responsabilità e dignità. Di conseguenza, tornato dagli Stati Uniti per partecipare al movimento del 1989, sono stato incarcerato per ‘propaganda contro-rivoluzionaria e incitamento al crimine’, e da quel momento non sono più stato autorizzato a pubblicare o parlare in Cina. Per il semplice fatto di avere espresso opinioni diverse da quelle ufficiali e aver preso parte a un movimento pacifico e democratico, un professore perde la cattedra, uno scrittore il diritto di pubblicare e un intellettuale la possibilità di parlare in pubblico, il che è ben triste, sia per me come individuo sia per la Cina dopo tre decenni di riforme e aperture.
Le mie più drammatiche esperienze dopo il 4 giugno 1989 sono tutte legate ai tribunali; le due opportunità che ho avuto di parlare in pubblico mi sono state fornite dai due processi contro di me, quello del 1991 e quello attuale. Sebbene le accuse fossero diverse, nella sostanza erano identiche: reati di opinione.
Vent’anni dopo, le anime innocenti del 4 giugno non riposano ancora in pace e io, spinto sulla strada della dissidenza dalle passioni di quei giorni, dopo aver lasciato nel 1991 il carcere di Qincheng, ho perso il diritto di parlare apertamente nel mio Paese e l’ho potuto fare solo sui media stranieri, controllato da vicino per anni, rieducato con i lavori forzati e adesso ancora una volta portato in tribunale dai miei nemici dentro il regime. Ma ancora una volta voglio dire a quel regime che mi priva della mia libertà, che io rimango fermo a quanto dissi vent’anni fa nella mia ‘Dichiarazione del 2 giugno sullo sciopero della fame’: non ho nemici e non ho odio. Nessuno dei poliziotti che mi hanno controllato, arrestato e controllato, nessuno dei giudici che mi hanno processato e condannato, sono miei nemici. Mentre non posso accettare che mi abbiate sorvegliato, arrestato, processato o condannato, rispetto le vostre professioni e le vostre personalità. L’odio corrode la coscienza di una persona; la mentalità del nemico può avvelenare lo spirito di un Paese, istigarlo a una vita brutale e a lotte mortali, distruggere la tolleranza e l’umanità di una società, bloccare il progredire di una nazione verso la libertà e la democrazia. Spero perciò di saper trascendere le mie vicissitudini personali replicando all’ostilità del regime con l’amore…
Aspetto con ansia il momento in cui il mio Paese sarà terra di libera espressione, dove i discorsi di tutti i cittadini siano trattati allo stesso modo; dove valori, idee, opinioni politiche competano l’una con l’altra e coesistano pacificamente; dove le opinioni della maggioranza e della minoranza abbiano le stesse garanzie, in particolare siano pienamente rispettate e difese le idee politiche diverse da quelle di chi detiene il potere; dove tutti i cittadini possano esprimere le loro idee politiche senza paura e non siano mai perseguitati per le loro voci di dissenso. Spero di essere l’ultima vittima dell’inquisizione letteraria cinese e che dopo di me nessun altro sarà più incarcerato per aver detto quello che ha detto.”


(il testo di Liu Xiaobo è stato pubblicato da La Stampa del 9 ottobre 2010)

lunedì 13 settembre 2010

Letterina


Caro Stephen Hawking,
ho letto sui giornali che, ritornando sulle tue posizioni di 22 anni fa, secondo le quali i tuoi studi ti avevano dimostrato che l’Universo non può esistere senza il postulato – Dio, oggi, in un tuo nuovo libro, hai affermato che Dio non esiste, il postulato – Dio non è più necessario all’esistenza dell’Universo perché, rispondendo alla domanda di Einstein, la Teoria unificata avrebbe una forza tale da determinare la sua propria esistenza senza bisogno di un creatore.
Così, vorrei porti alcune domande.
Ti sei mai chiesto se il concetto di Dio che ti hanno insegnato le religioni occidentali sia l’unico degno di essere preso in considerazione, anche solo per scartarlo con i mezzi della logica e della scienza?
Ti sei mai chiesto se Dio, invece che un’entità separata e determinante l’Universo, non sia invece l’Energia stessa che è l’Universo? Ti sei mai chiesto, insomma, se esiste un altro modo di intendere Dio? E se è così, ti sei chiesto se il fatto che l’Universo non ha bisogno di Dio perché la Teoria è sufficiente da sola a spiegare se stessa si verifica perché Dio è la Teoria stessa?
Ti sei mai chiesto cosa permette alla tua straordinaria intelligenza di riuscire a manifestare se stessa nonostante il terribile handicap che affligge il tuo corpo? Non è la tua stessa intelligenza, e la sua forza dirompente, Dio? Non è la tua incrollabile volontà e determinazione con cui l’hai affermata, Dio?
Non hai pensato che in un mondo sempre più materialista e cinico, la tua teoria della superfluità di Dio può contribuire a rendere il mondo un po’ più brutto, mentre 22 anni fa l’avevi reso più bello?
Ti sei mai chiesto se credere in Dio, indipendentemente dal fatto che Egli esista o no ed in quale forma, può essere un modo per rendere migliore l’esistenza?
Non ti chiedo se hai mai letto i Veda, o ti sei mai avvicinato al misticismo Sufi, che sull’interazione Dio – Universo avrebbero molto da dirti, perché mi sembra incredibile che tu abbia potuto ignorare quel patrimonio isolandoti esclusivamente nel positivismo scientifico.
C’è stato un grande Maestro spirituale del ‘900, si chiamava Osho, e naturalmente credeva in Dio. “Naturalmente”, nel senso letterale del termine, perché l’esistenza di Dio lui l’aveva sperimentata di persona nel conseguire l’illuminazione, che altro non è se non la percezione definitiva della vera natura dell’uomo.
Sai cosa diceva, Osho? Diceva che la logica è una puttana (come ben sanno gli avvocati): esistono argomentazioni logiche sia per affermare una tesi che per negarla. E tu, caro Stephen, con il tuo credere per “logica” in Dio 22 anni fa e col tuo negarlo oggi perché la Teoria è sufficiente a spiegare se stessa, ci sei caduto dentro con tutte le scarpe.
La logica, si sa, lo insegnano tutti i mistici, non è in grado di dimostrare Dio. Esiste qualcosa di più profondo e di più grande, al di là della logica, al di là del positivismo scientifico, che si può solo percepire e vivere, ma non si può dimostrare con il raziocinio né con la matematica.
Perciò, ti faccio l’ultima domanda, a nome del mio amico Raffaele, che dopo anni di ricerca spirituale la sa davvero lunga: che senso ha tutta questa tiritera scientifica sull’esistenza di Dio? Davvero, non se ne sentiva il bisogno.

mercoledì 30 giugno 2010

Sniffa il micio


Immagina un foglio bianco tagliato in due da una linea orizzontale. La riga rappresenta il livello medio di consapevolezza degli umani sulla Terra attualmente (livello piuttosto basso, purtroppo). Puoi oltrepassare la linea, spostandoti al di sopra, oppure al di sotto. Se riesci ad andare al disopra, puoi diventare un Buddha. Se scendi al di sotto, ti avvicini all’ameba (nel senso che l’ameba è un po’ più evoluto di te).
Cosa ti porta al di sopra? L’introspezione, la meditazione, la preghiera, la ricerca spirituale. Cosa ti porta al di sotto? Lo sballo, che riassume in una parola tutto ciò che stordisce e ottunde la sensibilità dell’individuo dandogli l’illusione di non sentire più la paura, il dolore, la frustrazione.
Per procurarsi lo sballo, l’umano notoriamente fa ricorso alle tecniche più cretine e autolesionistiche disponibili nell’universo: alcool, droga, alta velocità, mondiali di calcio. E qui ti sconvolgo: anche il Buddha conosce lo sballo. Naturalmente, quello del Buddha è uno sballo intelligente, talmente intelligente che tu, col tuo medio livello di consapevolezza (piuttosto basso, purtroppo) non te lo puoi facilmente immaginare.
Lo sballo del Buddha è quello che acuisce al massimo la sensibilità dell’individuo, innalzandolo al tempo stesso al di sopra della paura, del dolore e della frustrazione. Buddha lo chiamava Nirvana: sei diventato molto più sensibile dell’uomo medio (non parliamo del quasi – ameba) ma osservi tutto con distacco, non ti identifichi più con i processi della mente e con i conseguenti effetti dolorosi di questa identificazione.
Lo sballo del Buddha puoi provarlo anche tu, anzi sicuramente ti ci sei già trovato molte volte ma la tua eccessiva familiarità con l’ameba non ti ha permesso di accorgertene. Accade quando la mente si svuota dei pensieri come un cielo sgombro da nuvole, quando ti senti felice senza un motivo esterno a te, quando ti sembra che il tuo corpo non finisca con i suoi confini naturali ma prosegua nell’infinito contenendo in sé tutti i mondi. Quei momenti unici di silenzio e di comunione col tutto possono essere favoriti in molti modi, come ho detto all’inizio: con la meditazione, l’introspezione, la preghiera, la ricerca spirituale.
C’è poi un modo fantastico e semplicissimo, che si chiama contatto con la natura. Se riesci a rapportarti ad essa in modo meditativo lo sballo buddhico può accadere anche a te. Prova con un micio: il tuo, se ne hai uno, o anche un micio randagio, o il micio del tuo amico più furbo di te (perché lui ha un micio e tu no). Fattelo salire addosso. Lascia che si accomodi su di te seguendo le sue imperscrutabili e surreali geometrie, entra in sintonia col suo ronfo soddisfatto, rimani nel suo campo aurico dimenticando la tua paura, il tuo dolore, la tua frustrazione. Respira l’energia del micio, lentamente, dolcemente. Vedrai che accade. La porta del Nirvana si apre da sola, e allora ti accorgi che in realtà non era mai stata chiusa, eri solo tu che eri cieco. Respira il micio e, per un attimo, riuscirai a sentire il Buddha che sei sotto la tua identità finta, sotto quello che credi di essere ma non sei (per fortuna).
Insomma, quello che voglio dirti è: per favore, smetti di sniffare – fumare – sbevazzare porcherie, smetti di incazzarti se la tua squadra non vince i mondiali come se fosse venuta meno la tua unica ragione di vita, smetti di sentirti vivo solo se metti in pericolo la tua vita con sfide cretine e sport estremi. Smetti di aggrapparti a tutto ciò che non dura e non è importante solo perché lo vedi e lo tocchi e ti fa sentire un dio. Tu non hai bisogno di “sentirti” Dio. Tu sei già Dio, devi solo aprire i tuoi occhi. E il micio, credimi, può davvero aiutarti. Molto più della droga, dei brividi estremi, persino dello psichiatra, che troppe volte ha bisogno di un altro psichiatra che si prenda cura di lui.
Per favore, quando ti senti giù, non fare cazzate. Sniffa il micio. Ti prego. Sniffa il micio – sniffa il micio – sniffa il micio.

lunedì 31 maggio 2010

Grazie


Grazie, Signore, di avermi dato due genitori pazzi e fuori di testa, due genitori talmente sprezzanti delle leggi che regolano la vita umana su questo pianeta, che mi hanno insegnato a dare valore all’amore, alla verità, alla generosità, alla tolleranza, al rispetto. Mi hanno insegnato a non fare agli altri ciò che non avrei mai voluto per me, mi hanno portato a sviluppare il cuore, e, come le tre scimmiette indiane, a non guardare il male – non ascoltare il male – non pronunciare il male. Mi hanno insegnato l’importanza della dignità e della libertà, e, facendomi studiare, mi hanno permesso di impadronirmi di una chiave potente, la cultura, che si può usare per aprire molte porte, ma grazie a loro ha potuto aprire per me la porta più importante di tutte, quella della ricerca spirituale.
Con questi insegnamenti non si diventa ricchi. Non si fa carriera, non si raggiunge il successo. Succede solo che la sera ti addormenti con la pace nel cuore, e la mattina ti svegli colma di gratitudine, e qualunque cosa accada senti che sei protetta dal grande cuore di Dio che contiene in sé tutti i mondi, anche il tuo, e non hai più paura di cadere, perché, fuori da quel cuore, non c’è nessun posto dove cadere.

mercoledì 28 aprile 2010

Totalità


Quando ami qualcuno, amalo tutto intero.
Non cercare in lui solo i tratti positivi, buoni, meritevoli.
Non giudicarlo, non dividerlo.
Lo fai, perché ti hanno insegnato a dividere l’esistenza: a separare il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, il bello dal brutto, e tu per tutta la vita fai un continuo sforzo per conservare ciò che ritieni positivo, e gettare via ciò che giudichi negativo.
Lo fai, perché ti hanno insegnato che solo ciò che la tua mente giudica buono può essere amato, mentre ciò che essa giudica cattivo deve essere rifiutato.
Così, non ti permetti di amare ciò che giudichi negativamente perché, se lo facessi, ti assalirebbero i sensi di colpa. Ma questo ti porta solo a distorcere la persona che ami, distorcendo anche te e il tuo amore nel tentativo impossibile di giustificare il tuo amore davanti a te stesso.
Lasciati libero: ama totalmente; di chi ami, ama la sua grandezza ed anche la sua meschinità, la sua gioia e il suo dolore, il suo coraggio e la sua viltà, le sue luci e le sue ombre.
Non scartare nulla: l’amore non butta via niente, altrimenti non sarebbe amore.

martedì 6 aprile 2010

La setta


Grazie, Cardinal Poletto.
Grazie di averci confermato ufficialmente l’avvenuta scomunica di Roberto Casarin da parte della Chiesa Cattolica.
Grazie di averci fatto sapere che la Chiesa Cattolica , quella che ha decimato i catari nel medioevo, massacrato i musulmani durante le crociate, annientato gli indios sudamericani e la loro cultura ai tempi dei conquistadores spagnoli, quella che ha innalzato roghi in tutta l’Europa per bruciare tutti coloro che non la pensavano come lei dopo averli torturati con tecniche di raffinato sadismo, quella che ha perseguitato Giordano Bruno e Padre Pio, salvo poi chiedere perdono per l’assassinio del primo e appropriarsi della santità del secondo, quella che ha coperto i suoi esponenti “consacrati” che molestano sessualmente i bambini, e che vorrebbe le donne continuamente gravide e sottomesse: grazie di averci fatto sapere che questa Chiesa non desidera annoverare al suo interno Swami Roberto.
Grazie Cardinal Poletto di averci fatto sapere che il nostro Maestro, il nostro grande, meraviglioso, amato Swami non appartiene alla vostra setta.

martedì 30 marzo 2010

Maestri spirituali


Nella mia vita, ho avuto quattro maestri spirituali più uno.
J. Krishnamurti mi ha insegnato che vivere di seconda mano, come normalmente fa l’essere umano, non è vivere.
Sai Baba mi ha insegnato che l’amore è l’essenza della vita.
Osho mi ha insegnato l’integrità.
Swami Roberto mi sta insegnando Dio.
Il “più uno” è stato il mio cane, Coke, detto Coccolino, un piccolo, grasso, adorabile incrocio di bassotto e lupo.
Non aveva bisogno di parlare. Bastava guardarlo negli occhi, e Dio era lì.