lunedì 31 maggio 2010

Grazie


Grazie, Signore, di avermi dato due genitori pazzi e fuori di testa, due genitori talmente sprezzanti delle leggi che regolano la vita umana su questo pianeta, che mi hanno insegnato a dare valore all’amore, alla verità, alla generosità, alla tolleranza, al rispetto. Mi hanno insegnato a non fare agli altri ciò che non avrei mai voluto per me, mi hanno portato a sviluppare il cuore, e, come le tre scimmiette indiane, a non guardare il male – non ascoltare il male – non pronunciare il male. Mi hanno insegnato l’importanza della dignità e della libertà, e, facendomi studiare, mi hanno permesso di impadronirmi di una chiave potente, la cultura, che si può usare per aprire molte porte, ma grazie a loro ha potuto aprire per me la porta più importante di tutte, quella della ricerca spirituale.
Con questi insegnamenti non si diventa ricchi. Non si fa carriera, non si raggiunge il successo. Succede solo che la sera ti addormenti con la pace nel cuore, e la mattina ti svegli colma di gratitudine, e qualunque cosa accada senti che sei protetta dal grande cuore di Dio che contiene in sé tutti i mondi, anche il tuo, e non hai più paura di cadere, perché, fuori da quel cuore, non c’è nessun posto dove cadere.

mercoledì 28 aprile 2010

Totalità


Quando ami qualcuno, amalo tutto intero.
Non cercare in lui solo i tratti positivi, buoni, meritevoli.
Non giudicarlo, non dividerlo.
Lo fai, perché ti hanno insegnato a dividere l’esistenza: a separare il bene dal male, il giusto dallo sbagliato, il bello dal brutto, e tu per tutta la vita fai un continuo sforzo per conservare ciò che ritieni positivo, e gettare via ciò che giudichi negativo.
Lo fai, perché ti hanno insegnato che solo ciò che la tua mente giudica buono può essere amato, mentre ciò che essa giudica cattivo deve essere rifiutato.
Così, non ti permetti di amare ciò che giudichi negativamente perché, se lo facessi, ti assalirebbero i sensi di colpa. Ma questo ti porta solo a distorcere la persona che ami, distorcendo anche te e il tuo amore nel tentativo impossibile di giustificare il tuo amore davanti a te stesso.
Lasciati libero: ama totalmente; di chi ami, ama la sua grandezza ed anche la sua meschinità, la sua gioia e il suo dolore, il suo coraggio e la sua viltà, le sue luci e le sue ombre.
Non scartare nulla: l’amore non butta via niente, altrimenti non sarebbe amore.

martedì 6 aprile 2010

La setta


Grazie, Cardinal Poletto.
Grazie di averci confermato ufficialmente l’avvenuta scomunica di Roberto Casarin da parte della Chiesa Cattolica.
Grazie di averci fatto sapere che la Chiesa Cattolica , quella che ha decimato i catari nel medioevo, massacrato i musulmani durante le crociate, annientato gli indios sudamericani e la loro cultura ai tempi dei conquistadores spagnoli, quella che ha innalzato roghi in tutta l’Europa per bruciare tutti coloro che non la pensavano come lei dopo averli torturati con tecniche di raffinato sadismo, quella che ha perseguitato Giordano Bruno e Padre Pio, salvo poi chiedere perdono per l’assassinio del primo e appropriarsi della santità del secondo, quella che ha coperto i suoi esponenti “consacrati” che molestano sessualmente i bambini, e che vorrebbe le donne continuamente gravide e sottomesse: grazie di averci fatto sapere che questa Chiesa non desidera annoverare al suo interno Swami Roberto.
Grazie Cardinal Poletto di averci fatto sapere che il nostro Maestro, il nostro grande, meraviglioso, amato Swami non appartiene alla vostra setta.

martedì 30 marzo 2010

Maestri spirituali


Nella mia vita, ho avuto quattro maestri spirituali più uno.
J. Krishnamurti mi ha insegnato che vivere di seconda mano, come normalmente fa l’essere umano, non è vivere.
Sai Baba mi ha insegnato che l’amore è l’essenza della vita.
Osho mi ha insegnato l’integrità.
Swami Roberto mi sta insegnando Dio.
Il “più uno” è stato il mio cane, Coke, detto Coccolino, un piccolo, grasso, adorabile incrocio di bassotto e lupo.
Non aveva bisogno di parlare. Bastava guardarlo negli occhi, e Dio era lì.

L'amore non viene per sistemarci


L’amore non viene per sistemarci.
L’amore non viene per darci sicurezza, protezione, non viene per omologare la nostra vita a degli schemi comportamentali decisi da altri per non sentirci “sbagliati”.
L’amore non è la toppa che si mette per coprire i buchi delle nostre paure.
L’amore viene per risvegliarci dal nostro sonno, per metterci in crisi, per precipitarci al centro del nostro essere costringendoci a guardarci dentro. Viene per tirar fuori l’uomo e la donna che sono dentro di noi e per farli risplendere nel loro essere divino.
L’amore non è una maschera dietro cui nascondere i nostri difetti e le nostre mancanze, ma ciò che ci toglie per sempre tutte le maschere.
Fuggiamo l’amore perché abbiamo paura di soffrire, ma il finto amore, il simil – amore, quello che cerchiamo per sentirci sicuri e socialmente integrati, per sfuggire alla solitudine, ci rende solo più soli, più ansiosi, più confusi e nevrotici.
Ma l’amore non è una fuga. L’amore è vita, è coraggio, è attraversare la propria paura lasciandola andare come un vestito smesso.

martedì 23 marzo 2010

Illuminazione e compassione


Siamo come gli atomi.
Mi spiego. Un atomo può essere visto e descritto a vari livelli. Per esempio, al livello più superficiale, l’atomo può essere definito come la particella elementare che costituisce la materia: si sa che tutti i corpi sono costituiti da atomi. Se si approfondisce, però, si scopre che l’atomo è a sua volta costituito da particelle più piccole, disposte in un certo modo: protoni e neutroni nel nucleo, e elettroni alla periferia. Si scopre inoltre che fra il nucleo e la periferia c’è una gran quantità di spazio vuoto. Se si approfondisce ancora di più, vien fuori che le particelle dell’atomo sono composte di altre micro particelle in cui la gran parte dello spazio è sempre vuoto, e via via scomponendo salta fuori che la “sostanza” che compone di sé l’universo altro non è che spazio vuoto.
Quando dico che gli uomini siamo come gli atomi, voglio dire che possiamo essere letti a vari livelli, ognuno più profondo del precedente, e ognuno, nei suoi limiti, vero. L’uomo è fatto di materia, perché ha un corpo. In questo senso, è corretto dire che l’uomo è il suo corpo, poiché, al livello della materia, si manifesta in forma fisica. È anche vero che l’uomo si manifesta anche in forma non – fisica, come emozioni e come pensieri. In questo senso, appare corretto dire che l’uomo è le sue emozioni e i suoi pensieri. Scendendo sempre più in profondità, scopriamo che l’uomo è spirito incarnato in un corpo – mente. È quindi corretto affermare che l’uomo è spirito, e, se identifichiamo lo spirito con Dio, possiamo dire che l’uomo è Dio.
Tutte queste affermazioni sono vere, ognuna nel suo livello: l’uomo è il suo corpo, l’uomo è la sua mente, l’uomo è spirito incarnato, l’uomo è Dio. C’è una progressione, però, in tutto questo. Man mano che si indaga e si scende in profondità, la verità si affina, potrei dire che si fa più vera.
Lo stesso accade per tutto ciò che è, siano situazioni, concetti, persone.
Esistono vari livelli di lettura, e sono tutti veri, ognuno nel suo livello.
Questo spiega perché una certa realtà viene vissuta ed interpretata e compresa in modi diversi da persone diverse: dipende dal grado di profondità cui ognuno è arrivato nel suo percorso interiore; se la verità ha dieci livelli e io sono arrivato al livello tre di evoluzione, non sarò in grado di percepire il livello quattro della verità, e il cinque e il sei, via via fino al dieci. Vuol dire che sono sul percorso, e continuando a scendere dentro di me verrà un giorno che arriverò fino al livello dieci.
Il livello dieci è quello che i mistici chiamano illuminazione. Da lì, è possibile vedere tutti gli altri livelli, e comprendere chi non riesce a vedere oltre il punto dove è arrivato. Questo si chiama compassione: la comprensione profonda dell’altro, perché si è fatto lo stesso percorso e si riconoscono le stesse debolezze, gli stessi problemi, la stessa paura.

mercoledì 17 marzo 2010

Chakravartin


Avete notato come ci sia la tendenza nella nostra società a voler emergere, apparire, esibirsi, essere in qualche modo speciale?
E questo accade in ogni categoria e ad ogni livello: l’operaio o l’impiegato tentano il Grande Fratello o Affari tuoi, il medico vuole diventare a tutti i costi un Barnard, l’avvocato vuol diventare Capo del Governo, l’imprenditore vuole dare la scalata al mercato globale e diventare monopolista nel suo ramo d’attività.
Nessuno è veramente contento di se stesso, vuole sempre essere o avere qualcosa di più, qualcosa di meglio, qualcosa che lo distingua dagli altri.
Mi si può obiettare che è sacrosantamente giusto cercare di migliorarsi. Sono assolutamente d’accordo. Ma in questo caso, non si tratta di migliorarsi, ma di continuare a correre dietro al proprio ego impazzito, allontanandosi infinitamente da se stessi: non è un miglioramento, è un peggioramento.
Inoltre, in un mondo in cui tutti si sforzano disperatamente di differenziarsi e di essere speciali, la conseguenza inevitabile è la massificazione: la trasgressione di massa, l’esibizione di massa, masse di persone “speciali” che guarda caso raccontano tutte di sé la stessa storia – fotocopia.
Così, sull’onda di questa riflessione, mi vengono in mente due persone davvero speciali, due maestri spirituali vissuti in epoche molto lontane tra loro. Quello più vicino a noi, un giorno degli anni ’70, ha raccontato ai suoi discepoli una storia tramandata sul più antico.
Eccola:

“[Buddha] era seduto sotto un albero quando un astrologo gli si avvicinò – era molto perplesso, perché aveva visto le orme lasciate dal Buddha sulla sabbia bagnata e non era riuscito a credere ai suoi occhi. Tutti i testi che aveva studiato nell’arco della sua vita gli avevano parlato di particolari segni, presenti sui piedi dell’uomo che governa il mondo – un chakravartin – il signore dei sei continenti, il sovrano di tutta la Terra. Aveva visto quelle impronte sulla sabbia bagnata, lungo la sponda del fiume, e tutti quei simboli erano evidenti al punto che era rimasto allibito. O tutte le scritture da lui studiate erano sbagliate e lui aveva sprecato tutta la sua vita nello studio dell’astrologia … infatti, come era possibile che in un pomeriggio così afoso, in un villaggio così misero e sporco, si trovasse un chakravartin, che in più camminava a piedi nudi, sulla sabbia ardente?
Seguì quelle orme, per cercare l’uomo che le aveva lasciate. Trovò Buddha seduto sotto un albero, e divenne ancor più perplesso. Il volto era di un chakravartin – la grazia, la bellezza, il potere, l’aura – ma l’uomo era un mendicante, e aveva con sé la ciotola delle elemosine!
L’astrologo toccò i piedi a Buddha e gli chiese: ‘Chi sei, o signore? Mi hai lasciato perplesso. Dovresti essere un chakravartin, il sovrano del mondo. Cosa fai qui, seduto sotto un albero? O tutti i miei libri di astrologia sono sbagliati, oppure io ho delle allucinazioni e tu non sei veramente presente’.
Buddha disse: ‘I tuoi testi sono esatti, ma esiste qualcosa che non appartiene ad alcuna categoria, neppure alla categoria dei chakravartin. Io sono, ma non sono nessuno in particolare’.
L’astrologo disse: ‘Mi lasci ancor più perplesso. Come puoi essere senza essere nessuno in particolare? Devi essere un dio che è venuto a visitare la Terra – lo posso vedere nei tuoi occhi!’.
Buddha disse: ‘Non sono un dio’.
L’astrologo disse: ‘Allora devi essere un gandharva, un musico celeste’.
Buddha disse: ‘No, non sono nemmeno un gandharva’.
L’astrologo chiese ancora: ‘Allora sei un re sotto mentite spoglie? Chi sei? Non puoi essere un animale, non puoi essere un albero, non puoi essere una roccia – chi sei con esattezza?’.
E la risposta che Buddha diede è incredibilmente importante, e va compresa. Disse: ‘Sono solo un Buddha – sono semplice consapevolezza, null’altro che questo. Non appartengo ad alcuna categoria. Ogni categoria è una identificazione e io non ho alcuna identità’”.
(Tratto dal libro: Osho, La mente che mente – Commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha, Universale Economica Feltrinelli, 2006, pp. 225 – 226).

Vogliamo essere speciali, semplicemente perché non siamo, quando per cambiare il mondo basterebbe essere, semplicemente.